16/10/2009
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IL PUNTO ROSSO E' ARRIVATO! !
09:00
Scritto da: elche09
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20/07/2009
ORA NEANCHE PIU' DI ECONOMIA SI PUO' PARLARE!!!
Un articolo di poche righe (art. 11) dell’ennesimo decreto anti-crisi (D.L. n. 78 dell’1 luglio 2009) ed il governo di regime mette il bavaglio anche alla comunicazione dei dati sull’andamento dell’economia italiana.
Tutti gli organismi mondiali segnalano da tempo con i loro dati l’andamento negativo in tutti i paesi industrializzati, la crescente disoccupazione, il rischio per la coesione sociale. Lo dice l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico): “L'Italia sta attraversando un periodo di recessione «molto forte» che continuerà «fino alla fine del 2009», poi, nel 2010, ci sarà una «lenta ripresa». Nell'anno in corso il Pil scenderà del 5,5% per poi tornare a salire dello 0,4% il prossimo anno.”. Questi dati sono in linea con quelli del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Ma lo dicono anche molti organismi e centri studi nazionali.
Così Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, citando il proprio ufficio studi, conferma la caduta del Pil 2009 "attorno al 5%, se non succede nulla", ma avverte che per superare la crisi bisogna sostenere i consumi e l'occupazione: "La condizione per non far peggiorare le cose è che tengano i consumi. Per questo è essenziale una tenuta del mercato del lavoro". Così Emma Marcegaglia, in base alle analisi del centro studi di Confindustria. Così Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato. E ancora Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio: “Lo scenario continua ad essere quanto mai difficile per l'economia italiana: nel 2009 i consumi delle famiglie italiane si contrarranno dell'1,5%, previsione che l'associazione rivede in senso peggiorativo rispetto alla stima precedente (-1,4%)”. Lo dice la Corte dei Conti: “In Italia "il percorso di riduzione del disavanzo si è arrestato". Gli indici 2008 "hanno purtroppo disatteso" l'auspicio della "prosecuzione di un percorso virtuoso a riduzione del debito e deluso l'aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici". Lo dice infine l’Istat, Istituo centrale di statistica, l’organismo pubblico preposto per legge alla elaborazione e diffusione delle statistiche ufficiali del nostro Paese (in diretto coordinamento con Eurostat, che lo fa a livello di Unione Europea): “ il consuntivo su base annua del fatturato industriale ha accusato flessioni a due cifre (-22,2%), la flessione più alta dal 2005. Nei primi quattro mesi del 2009 il fatturato industriale segna un calo complessivo del 22,3%. Gli ordini restano in caduta, L’Istat ad aprile ha rilevato la nona flessione congiunturale consecutiva pari al -3,7%. Il rapporto con il 2008 è preoccupante: -32,2% il calo medio annuo degli ordini”.
Apriti cielo! Questo è troppo! Al Principe Manovratore (Berlusconi) ed ai suoi cortigiani (Tremonti, Sacconi e Scajola) questi dati non piacciono. “Non sia mai – potrebbe aver detto Berlusconi – che gli Italiani ci credano e scoprano così che il governo non ha fatto nulla per contrastare la crisi.” E così partono gli attacchi pianificati. Il 26 giugno, al termine del vertice di Corfù, Berlusconi attacca: “"C'è un circuito vizioso di crisi per paura, alimentato dalle dichiarazioni di governi, opposizioni e di istituzioni economiche, nazionali, europee e internazionali che continua a dare numeri sul deficit e sul prolungarsi della crisi. - ha insistito Berlusconi - I media che le riprendono complicano la situazione diventando fattori che alimentano queste paure". Il premier ha quindi rivolto un "appello" ai responsabili istituzioni internazionali, "al loro buon senso e al senso di responsabilità".
"Non è la prima volta che attacca gli organismi internazionali. La reazione più appropriata ci sembra quella di non commentare per non alimentare nuove polemiche", cosi un portavoce della Commissione europea ha replicato all'ultima esternazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Ieri a Parigi, sede dell'Ocse, a Bruxelles, sede della Commissione europea, a Washington, sede del Fondo monetario internazionale, sono rimasti sorpresi e increduli. Ma anche zitti. Perché nessuno ha avuto voglia di entrare in polemica con un capo di governo. Certo una critica di questa natura non l'avevano mai ricevuta. Il loro mestiere è anche quello di studiare le crisi, fare previsioni statistiche, aiutare le decisioni di coloro che da quelle parti chiamano i policy maker, i politici. Loro, invece, sono tecnici di altissimo livello. "D'altra parte - osservano chiedendo un assoluto anonimato - anche il governo italiano farà le sue previsioni nell'imminente Dpef. E che scriverà?". In precedenza Tremonti aveva attaccato Draghi dicendo: «Silenzio sulle cifre fino a settembre», è l’invito di Giulio Tremonti in un’intervista al Tg2. «Facciamo passare almeno l’estate. Ne guadagnerebbero gli economisti in salute, ma soprattutto la gente. Non è censura, è igiene». Dare troppi dati «è un modo per fare del male alla gente, diffondendo sfiducia e incertezza, quando l’economia deve essere invece fiducia e certezza», aggiunge polemicamente il ministro. E l’informazione? «Troppe informazioni diventano deformazioni» dice Tremonti. Anche Berlusconi lo aveva censurato: "Questa è un’informazione del Governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana".Il riferimento era al dato che secondo Draghi, se non si adottano misure straoprdinarie, entro il 2009 1,6 milioni di persone si ritroveranno senza lavoro e senza una tutela economica, tipo la cassa integrazione.
Sull’Istat hanno addirittura sparato in tre. Ha aperto le danze il solito Tremonti sostenendo l'inaffidabilità dell'indagine sulle forze lavoro. Che, dopo quattordici anni, segnalava il calo del tasso di occupazione e la crescita di quello della disoccupazione. Insomma, con i numeri, raccontava la gravità della crisi nel mercato del lavoro. (Come ha replicato il Presidente dell’Istituto le procedure sono quelle di Eurostat). Poi hanno continuato Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Maurizio Sacconi (Lavoro): troppe stime e troppo frequenti - secondo il governo - tali da non riuscire a offrire un quadro reale della crisi economica. Alle indagini campionarie (quelle che fa l'Istat) andrebbero affiancati e rafforzati - è sempre la tesi del governo - i dati amministrativi ricavabili dalla fisco e dall'Inps.
E così detto e fatto. Con l’articolo 11 del DL 78 dell’1 luglio 2009 si mette il bavaglio a tutti coloro che per legge sono autorizzati a produrre dati in modo indipendente (Istat, Banca d’Italia). Si crea alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio una banca dati che raccoglie i risultati di tutti. Da quel momento i dati sull’andamento dell’economia sarà solo il Governo a darli. State certi che saranno in linea con l’ottimismo di Berlusconi e contro il catastrofismo delle istituzioni internazionale nazionali, che fanno parte del complotto plutocratico mondiale contro il “Salvatore della Patria” o “L’unto del Signore”.Noi cercheremo di contrastare questo disegno piduista.
On.Antonio Borghesi
12:21
Scritto da: elche09
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17/07/2009
POESIA COMUNISTA
L'ombra che ho frugato ormai non mi appartiene Non scrivo perché altri libri mi imprigionino bensì per semplici abitanti che chiedono acqua e luna, scuole, pane e vino, chitarre e arnesi.Scrivo per il popolo per quanto non possa leggere la mia poesia con i suoi occhi rurali.Verrà il momento in cui una riga, giungerà alle sue orecchie e allora il contadino alzerà gli occhi l'operaio si pulirà la fronte, il pescatore vedrà meglio il bagliore di un pesce che palpitando gli brucerà le mani,il meccanico, pulito, appena lavato, pieno del profumo del sapone guarderà le poesie e queste gli diranno forse: "E' stato un compagno":questa è la corona che voglio.Voglio che all'uscita di fabbriche e miniere stia la mia poesia attaccata alla terra,all'aria, alla vittoria dell'uomo maltrattato.Voglio che un giovane trovi nella scorza che io forgiai con lentezza e con metalli come una cassa,aprendola, faccia a faccia, la vita,e affondandovi l'l'anima tocchi le raffiche che fecero la mia gioia...
14:41
Scritto da: elche09
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HASTA SIEMPRE ! ! !
14:39
Scritto da: elche09
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16/07/2009
FINALMENTE QUALCUNO DI SINISTRA!!!
Il paladino della non politica si lancia in politica. Incredibile ma vero. Il comico genovese Beppe Grillo , da tempo sulle barricate a sparare ad alzo zero sui politici corrotti, sui quei parlamentari che siedono i parlamento nonostante siano stati condannati in via definitiva ha rotto gli indugi e ha deciso di fare il grande passo: si candiderà alle primarie del Partito Democratico del 25 ottobre. Lo ha annunciato lo stesso Grillo sul suo blog. E in poche ore dal blog del comico la notizia è rimbalzata in poche ore su Facebook e sui blog. Se l'annuncio è reale Grillo sarà dunque il quarto candidato dopo il segretario Dario Franceschini ,l'ex ministro Pierluigi Bersani, il senatore chirurgo Ignazio Marino e l'outsider Mario Adinolfi.
«Il 25 ottobre ci saranno le primarie del PDmenoelle - scrive il comico genovese -. Voterà ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all'introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell'acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse. Una creatura ambigua che ha generato Consorte, Violante, D’Alema, riproduzioni speculari e fedeli dei piduisti che affollano la corte dello psiconano. Un soggetto non più politico, ma consortile, affaristico, affascinato dal suo doppio berlusconiano. Una collezione di tessere e distintivi. Una galleria di anime morte, preoccupate della loro permanenza al potere. Un partito che ha regalato le televisioni a Berlusconi e agli italiani l’indulto».
Immediata la reazione di Fassino. «Grillo non è iscritto al Pd e lo ha attaccato di continuo. La sua candidatura è un boutade un po' provocatoria e non c’è alcuna ragione per considerarla una cosa seria. Bisogna vedere se noi accettiamo la sua iscrizione al partito e non penso che si possa accettare». «Uno che ha sputato veleno sul partito fin dalla sua nascita non può candidarsi a guidarlo - ha dichiarato la Melandri- inoltre credo che prima dei colpi di scena, chi sceglie di impegnarsi in politica debba avere rispetto per migliaia di cittadini che, a diverso titolo, si sono impegnati per costruire il Pd e che, rispettandolo, ci credono veramente». Più possibilista il senatore Marino: «Seguendo le regole della democrazia, chiunque ha le carte e le firme lo può fare. Io non giudico le persone, se Grillo arriverà con una mozione strutturata e risposte concrete sui temi che preoccupano le persone che vivono nel Paese, non vedo perchè debba essere escluso» Al di là delle reali intenzioni del personaggio resta il fatto che la reazione dei principali leader del Pd lascia perplessi. Questa levata di scudi sembra un segnale di debolezza. Come se il Pd avesse veramente paura del comico. Verrebbe in mente di dare al partito di Franceschini un consiglio: lasciate al comico la possibilità di candidarsi alle primarie. In fin dei conti se si tratta solo di una boutade lo si vedrà presto. Se invece Grillo otterrà consensi vorrà dire che il Pd sta peggio di quanto si era pensato. Nei due casi c'è poco da stare allegri.
Da redazione di LIBERO NEWS.
12:57
Scritto da: elche09
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DI NUOVO IL NUCLEARE!!!
Oggi è stata scritta un’altra pagina nera: il governo Berlusconi ha imposto agli italiani il ritorno al nucleare attraverso il disegno di legge sviluppo, approvato in via definitiva al Senato. Questa proposta oscena era stata già respinta dai cittadini, attraverso un referendum, nel 1987.
Insomma, mentre Obama va avanti con la sua politica verde, il nostro governo ha fatto fare al nostro Paese un passo indietro spaventoso, mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, al sol fine di rimpinguare le casse di pochi imprenditori senza scrupoli e di assoggettarsi alle lobby del nucleare.
L’Italia dei Valori è contro il nucleare, senza se e senza ma, consapevole che la scelta di questa energia obsoleta non è un segnale di sviluppo, né di risparmio. Il nucleare di terza generazione è pericoloso, dispendioso, ambientalmente distruttivo e, sul piano della salute, una bomba ad orologeria. E non è sicuramente la risposta giusta al problema energetico esistente. Non sappiamo ancora neanche come smaltire le scorie radioattive, e nessuno in merito ha mai trovato una risposta. E di fronte a tutto questo e ai pericoli scientificamente provati del nucleare di terza generazione, il governo Berlusconi che fa? Approva una legge per riportarlo in auge.
Il nostro Paese ha una posizione geografica invidiabile, al centro del Mediterraneo, ricco di fonti alternative e innovative. Avremmo potuto investire in quello che la natura ci ha donato, nel solare, nell’eolico e creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per l’imprenditoria. Ma così non è stato, perché questo Governo pensa agli interessi dei soliti furbetti e non ai cittadini.
Tra l’altro, l’Italia ha bisogno di investimenti concreti nelle energie pulite perché è inadempiente rispetto agli obblighi comunitari relativi al protocollo di Kyoto e anche perché sarebbero un volano di innovazione e nuove occupazioni, come dimostrano le esperienze della Spagna, della Germania e di molti altri Paesi tecnologicamente avanzati.
Di
ANTONIO DI PIETRO
12:53
Scritto da: elche09
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14/07/2009
IL G8!!!
Il G8 inutile e costoso. Collocato all'Aquila da una mossa pubblicitaria. Già il terremoto sessanta giorni prima delle elezioni aveva permesso a Berlusconi di andare sedici volte all'Aquila complicando a dismisura il già gravoso impegno dei pompieri e di tutti gli altri impegnati nei soccorsi. Vendeva la propria immagine di salvatore e così ha occupato in pianta stabile i telegiornali. Poi l'idea pubblicitaria per eccellenza: il G8 all'Aquila.
Non c'è motivazione razionale del gesto. Tralasciamo per il momento le spese prodigate nel luogo prima previsto in Sardegna e i lavori lì interrotti. In un luogo in cui tutti gli sforzi dovrebbero tendere a sollevare le condizioni dei terremotati, ad affrontare in modo tempestivo le urgenze dei prossimi mesi, a preparare gli alloggi e le scuole e l'ospedale prima del prossimo inverno, si deve invece assistere a uno sforzo insensato per organizzare un summit internazionale nel posto meno adatto del mondo.
In senso minimalista, si potrà al massimo sostenere che qualche struttura prodotta potrà essere utilizzata anche in seguito: qualche strada, l'aeroporto. Ma l'Aquila è ingombra di milioni di tonnellate di macerie, un numero sterminato di case rimaste in piedi sono lesionate e per precauzione ritenute inagibili. La ripresa autunnale porrà il problema delle scuole; dove andranno i bambini, i ragazzi, gli universitari? Si può pensare di sospendere anche un solo giorno la cura di queste urgenze in nome dei bisogni del G8?
C'è poi il problema dell'accentramento dei poteri nelle mani del plenipotenziario delegato dal capo del governo. E' in palese contrasto con il ruolo delle autonomie. La ricostruzione, come insegna limpidamente l'esperienza friulana, è dimensione squisitamente pluralistica. Il suo successo dipende dal coinvolgimento di tutti i soggetti attivi: il popolo ricostruisce la sua città. Invece l'accentramento dei poteri fa intravedere un orizzonte di appalti pilotati dove un piccolo stuolo di roditori privati si appresta a percepire profitti incalcolabili. Dove la retorica della concorrenza coprirà le prassi di cartello.
La stasi viscosa dei lavori favorisce la diaspora degli abitanti. E questa a sua volta è premessa di dispersione futura. Intanto chi resta in città è sottoposto a vincoli crescenti. Il G8 impone misure di sicurezza che fissano un mosaico di barriere invalicabili. Ci vogliono pass, permessi, documenti di identificazione. Perfino nel capannone in cui sono insediati i presìdi delle diverse funzioni amministrative gli stessi funzionari e gli assessori sono assoggettati a un regime di controllo parossistico. Ingressi e uscite differenziati, sbarramenti ripetuti, regolamenti. Il controllo sui fruitori degli insediamenti provvisori diventa sempre più stringente e si è sentito perfino il richiamo opposto a chi vuole discutere: qui non si parla di politica.
Con le vesti dell'efficienza avanza in realtà una visione che ha già qualcosa di totalitario. Tutto questo per il dominio dell'apparenza televisiva. Un capo del governo screditato sulla scena internazionale guiderà rapidi passeggi dei suoi colleghi tra le macerie reali della città distrutta e gli splendori apparenti dei progetti irrealizzabili. Il G8 svolgerà il suo ruolo caduco di spot televisivo e sarà rapidamente dimenticato. Quando le sue luci si saranno spente gli aquilani si rimboccheranno la maniche e, finanziati con fondi insufficienti dal governo chiacchierone, cercheranno di ricostruire la loro città per dare un tetto alle famiglie, mandare i figli a scuola, ridare vita alle piazze della loro socialità sospesa.
Di
PANCHO PARDI
14:51
Scritto da: elche09
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SEMPRE LA STESSA CANZONE!!!
Semplificazione amministrativa per i padroni, complicazione per i lavoratori.Padroni e padroncini, professionisti e lavoratori autonomi d'ora in avanti godranno di alcune simpatiche semplificazioni:
non sarà più necessario gestire le transazioni sopra i 100 euro tramite un apposito conto corrente e con mezzi di pagamento tracciabili;si potrà allegramente adottare la pratica odiosa ed illegale, ma difficilmente dimostrabile, della lettera di dimissioni in bianco (quella che si fa firmare alla lavoratrice all'atto dell'assunzione, in modo che, se per caso quella resta incinta, la si può licenziare senza difficoltà), perché la legge 188 è stata abrogata; sono aboliti un po' di libri e di adempimenti a tutela del personale;fra breve, si toglieranno un po' di controlli sulla sicurezza del lavoro.
Per i lavoratori pubblici, notoriamente fannulloni per definizione, invece, niente semplificazioni amministrative. Anzi, in quel caso si adotta una misura che ingolferà le strutture sanitarie pubbliche con montagne di scartoffie e genererà un infinito contenzioso: dopo dieci giorni di malattia consecutiva, o dopo due malattie in un anno solare, ulteriori malattie dovranno essere certificate da una struttura pubblica e non più dal solo medico di famiglia. Dato che è a tutti noto che le ASL non ce la fanno a seguire un simile numero di atti, si tratta con tutta evidenza di un accanimento burocratico. Appunto,complicazione amministrativa.
Ecco, il famoso decreto sulla semplificazione amministrativa e sulle misure urgenti di finanza pubblica, il fiore all'occhiello del nuovo governo, è tutto qui. Lo slogan della semplificazione è utilizzato per agevolare l'evasione fiscale, per togliere sicurezza al lavoro e per ridurre le tutele. Lo slogan della lotta ai fannulloni e dell'efficienza della pubblica amministrazione è utilizzato per colpevolizzare a buon mercato e vessare tutta una categoria. Utilizzando il noto principio della colpa collettiva, tanto cara alla nostra amata destra: qualche zingaro ruba, quindi tutti gli zingari sono ladri. Qualche impiegato pubblico è assenteista, quindi tutti gli impiegati pubblici sono assenteisti.Però, se qualche piccolo imprenditore o qualche professionista evade le tasse, stranamente, non consegue che tutti evadono le tasse...
Sempre la stessa. Padroni e lavoratori. Ricchi e poveri. Ingiustizia e giustizia. Diseguaglianza e uguaglianza.
Mauryrevolution
14:49
Scritto da: elche09
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10/07/2009
IL COSTO DI QUESTO GOVERNO!!!
Il costo annuo della corruzione è pari a 50/60 miliardi di euro. La denunzia viene dalla requisitoria del Procuratore Generale presso la Corte dei Conti. Si tratta di una somma impressionante che, costituisce il livello, ormai insostenibile del degrado del paese.
Giustamente il Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, ha definito il costo della corruzione una “tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”. L’analisi e il giudizio sulla corruzione, porta però oltre. Con la corruzione, si verifica l’alterazione del mercato, della libera concorrenza, della sana competitività. Le conseguenze della corruzione, non sono solo una “tassa immorale” diretta per il corruttore ed un lucro per il corrotto, ma elimina dal mercato le imprese oneste, oltraggia il sacrificio e il lavoro.
Dobbiamo liberarci di questa malattia che infetta l’intero paese, l’economia, la burocrazia, lo Stato. Servono valori morali alti, senso della giustizia, rispetto per le istituzioni. Tutto ciò, oggi, è pesantemente pregiudicato in Italia. L’immoralità e l’amoralità hanno preso il sopravvento.
In questa direzione si pone il recente Disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo e già approvato dalla Camera dei deputati ( al Senato verrà esaminato verso metà luglio). Infatti il Governo e la maggioranza escludono, nel loro disegno di legge, la possibilità di procedere ad intercettazioni per il reato di corruzione per atto d’ufficio ( art. 318 codice penale), ossia proprio il caso della “tassa immorale”. Sono ammesse le intercettazioni per il reato di corruzione per atto contrario dei doveri d’ufficio ( art.319 ) solo se esistono “evidenti indizi di colpevolezza” e per un massimo di 60 giorni. Insomma si potrà intercettare ( ma solo per il reato previsto dal 319 ) se esistono già prove di colpevolezza del corrotto, quando cioè le intercettazioni non servono più.
Possiamo dire che alla denunzia pesantissima fatta dal Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, il Governo e la maggioranza rispondono con leggi per facilitare la corruzione e non per combatterla. Questa è la misura dell’immoralità e della amoralità della politica che ci governa.
Mauryrevolution
23:58
Scritto da: elche09
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UN INTERVISTA..UN APPELLO..ED UNA CANZONE...GUARDATE E DIFFONDETE...
23:55
Scritto da: elche09
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